Da una vecchia leggenda la ricerca del fantasma di Galliate

Da una vecchia leggenda la ricerca del fantasma di Galliate.

Giovedì 4 giugno, all’interno del Festival Olistico Internazionale ‘I Sensi dell’Anima‘, ci sarà un appuntamento particolare con i ricercatori E.P.A.S. (European Paranormal Activity Society).

fantasma 0406 Galliate

Alle 17,00, in collaborazione con Susanna Socin e gli altri operatori della Biblioteca di Galliate, gli sperimentatori E.P.A.S. incontreranno i bambini a cui verrà chiesto di disegnare,  in base alla loro immaginazione, il fantasma del castello. Tutti i disegni verranno raccolti e messi in mostra durante i quattro giorni del Festival ‘I Sensi dell’Anima’. Tutti i bambini presenti, per gratificarli dopo il lavoro, saranno premiati con la tessera junior di E.P.A.S. e con una dolce merenda.

Alle 21,00, i ricercatori, avvicineranno il pubblico presente alle attività di ricerca dei fenomeni paranormali tenendo dapprima una conferenza cui seguirà una vera e propria indagine nel perimetro del Castello.

Durante la conferenza il Team di Epas, spiegherà quali sono le ricerche che svolgono, con quali attrezzature operano per documentare i fenomeni rilevati, faranno vedere e sentire prove di fenomeni rintracciati e documentati da alcune delle loro più riuscite indagini e saranno a disposizione per rispondere a domande e curiosità dei presenti.

Finita la conferenza, chi vorrà, potrà aggregarsi per un’indagine dimostrativa della reale operatività del team di ricerca.

Torrione Castello Galliate 300Alcuni ricercatori di E.P.A.S. hanno già effettuato, nel febbraio del 2013,  una ricognizione al ‘Castello di Galliate’. L’indagine è partita grazie alla segnalazione di una leggenda in cui si narra che nella torre nord-ovest del castello si aggirerebbe il fantasma di Gian Galeazzo Maria Sforza. Purtroppo, come spesso accade, non sempre è possibile documentare i fenomeni ricercati in poco tempo e con una sola indagine.

Chissà che durante la serata di giovedì 4 giugno non si riesca a vedere o sentire qualcosa!

Ma dove si trova il riferimento alla leggenda del ‘fantasma di Galliate?

Nel libro “Il Castello di Galliate nella storia del Borgo”, edito dal Comune di Galliate, c’è un capitolo scritto da Angelo Belletti che intitola “Il Fantasma del Castello”. In questo capitolo, si riportano i ricordi di Maria Novarini (all’anagrafe Novarino) che è cresciuta abitando al Castello.

La Sig.ra Novarini dice:

«… Un giorno, eludendo la vigilanza, in atto di disubbidienza me ne andai, sola sola, contando ad uno ad uno i molti scalini già consunti dall’uso, sul torrione posteriore, luogo a noi fanciulli proibito perché pericoloso.

Sù che fui, mi trovai un po’ smarrita fra quella moltitudine di mattoni. Poi, presa dall’entusiamo della mia impresa, non pensai più alla paura.

Lassù tutto giungeva attutito: le voci popolana, le grida dei monelli, il rotolar delle ruote dei carri; ancor lontano era il frastuono delle auto.

Coi capelli al vento, il volto fresco, incominciai a gustare quel lieve e perenne alito di vento che mi accarezzava la pelle; sentivo il contatto delle pietre storiche che non avevano più confine di tempo.

Ma dov’era il fantasma di cui in casa sentivo parlare? e mai lo si vedeva?

Ma io, con tutta la naturale semplicità della mia età, avrei voluto vederlo. Istintivamente mi sporsi dal parapetto, affondando gli occhi nel profondo fossato sottostante: speravo di vederlo uscire da qualche rifugio… indugiavo inutilmente. Solo sentii un arrabbiato miagolio di gatti che si rincorrevano da qualche parte. E se quel miagolio fosse stato un preannuncio di qualcosa…?

Tutto lassù era per me oggetto di grande curiosità, anche le stanze semivuote ed abbandonate: da quanto tempo? Già, ma io allora non avevo ancora la nozione del tempo. Entrai in una, la porta non oppose resistenza; era solida, ma un po’ malridotta, e cigolava sinistramente. Là dentro l’aria era stagnante; vidi una cassapanca, occupava quasi tutta una parete. Sul pavimento c’era una polvere giallastra: polvere di legno; il tarlo regnava incontrastato. Che cosa conteneva quella lunga panca che tanto assomigliava ad una lunga bara? Forse il fragile scheletro del fantasma…? Non mi venne nessuna tentazione di aprirla.

Il silenzio, la poca luce, il mio respiro un po’ affannoso, il mistero del fantasma che si addentrava in me, quelle lunghe ragnatele grigie che penzolavano sul mio capo,  avvolgendomi come una leggera nebbia, quel muto linguaggio di vecchio, di antico, m’indussero ad uscire di fretta. La porta si richiuse senza il mio apporto. La precaria serenità che mi aveva sostenuta mi stava abbandonando.

Fuori, una fredda violenta ventata mi schiaffeggiò il viso, mi scompigliò i capelli; il nastro che li teneva raccolti mi sfarfallò sulle guance, sugli occhi. E, forse, non era il nastro che mi solleticava, era un lembo del lenzuolo che avvolgeva il fantasma… ebbi un brivido di raccapriccio. Che spettacolo, se qualcuno mi avesse visto!»

Foto d'epoca tratta dal libro menzionato nell'articolo

Foto d’epoca tratta dal libro menzionato nell’articolo

«…Triste la storia del nostro castello. Caduto n disuso, manomesso; asportate statue, oggetti e ricordi storici, abbattuti alberi. Non rimasero che i muri, che le torri coi loro tetti rossi. Il silenzio lo avvolse, il vento delle vicine brughiere giungeva a larghe folate sulle torri in rovina, sulle pietre cadute, sull’edera abbarbicata ai muri. I fossati divennero un campo di sterpi, nidi di colubri, arido pascolo di qualche pecora; tra merlo e merlo, pauroso roteare di uccelli notturni. Il rintocco dell’unica campana della cappella pareva il lamento del castello abbandonato. In questo sfondo la gente passava taciturna. Ma la mente evocava personaggi, pallide immagini e voci raccolte, accendeva la fantasia. Nacque la leggenda del fantasma […]

Un pallido spettro aleggiava tra le torri:

tra l’afosa caligine vespertina

sorge con atti né tristi né lieti

un’ombra…

“lo spettro, lo spettro!” era il grido, e risuonava sinistro, si disperdeva per le contrade. Era l’ombra di Gian Galeazzo. Si manifestava là dove la storia l’avrebbe voluto Signore. La paura era in tutti. Si smetteva il lavoro, le botteghe venivano chiuse, in casa le donne fermavano i telai e congiungevano le mani alla preghiera. Nell’aria bruna scintillavano le prime stelle.

E così il fantasma solitario del castello è diventato il fantasma di tutto il paese…».

 

 

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