A coloro che piangono – il libro

A COLORO CHE PIANGONO – il libro di Charles Webster Leadbeater

Dalla quarta di copertina di “A ceux qui pleurent” – Editions Adyar, Paris

Questo piccolo scritto è per tutti coloro che si trovano in pena a causa del decesso di un essere caro.

In alcune pagine, il lettore troverà una sintesi degli insegnamenti teosofici sulla morte e sugli stati che la seguono esattamente per come li ha percepiti l’autore tramite chiaroveggenza.

Lo scopo che l’autore si è prefisso è di permettere, alle persone che soffrono, di concepire la morte sotto un’angolazione diversa, comprendendo che la vita non si ferma con la morte del corpo fisico.

L’autore: Charles Webster Leadbeater (1854-1934) è nato in Inghilterra ed è morto in Australia. Prete Anglicano, conobbe la Teosofia tramite i lavori del Sig. Sinnet nel 1883, e subito aderì alla Società Teosofica. Si convertì al Buddismo in Ceylan nel dicembre del 1884 in occasione del suo primo viaggio in India. Chiaroveggente, scrisse molti libri sull’occultismo e sulla vita spirituale.

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La morte vi ha appena rapito un essere teneramente amato – forse chi avete di più caro al mondo – ed il mondo ora vi sembra vuoto, vi pare che la vita ora non valga più la pena di essere vissuta.  Avete l’impressione che la gioia vi sia sfuggita per sempre, che, ormai, l’esistenza per voi non contenga più nulla se non una tristezza senza speranza; nulla, solo il doloroso desiderio di ritrovare il contatto con una mano scomparsa, il suono di una voce che si è spenta. In questa perdita irrimediabile che avete avuto è soprattutto a voi che state pensando ciò nondimeno c’è ancora, senza dubbio, un’altra cosa. Il vostro dolore è aggravato dalla vostra incertezza per ciò che concerne lo stato attuale del vostro beneamato: voi sapete che è partito ma  ignorate dove sia andato. Con tutto il vostro cuore sperate che tutto gli vada bene tuttavia, quando vi guardate intorno, c’è il vuoto e quando lo chiamate egli non risponde. E allora siete terrorizzati  per la disperazione ed il dubbio  la cui nuvola vi cela il Sole che non tramonta mai.

Il vostro sentimento è perfettamente naturale. Io che vi scrivo lo comprendo  molto bene ed il mio cuore è pieno di compassione per tutti coloro che, come voi, sono afflitti. Ma spero di essere in grado di offrirvi qualcosa in più della mia sola simpatia: spero di potervi dare aiuto e consolazione. Milioni di persone nella vostra stessa triste situazione hanno trovato questo aiuto e questa consolazione. Perché non dovrebbe essere così anche per voi?

«Ma, direte voi, quale sollievo al mio dolore, quale speranza potrebbe esserci per me?»

C’è per voi una speranza di conforto perché il vostro dispiacere è basato su di un equivoco: voi piangete per un qualcosa che, in realtà, non è successo.

Voi direte: «La mia perdita è una realtà. A meno che non mi rendiate i miei morti come potreste quindi aiutarmi?».

Comprendo perfettamente il vostro sentire ma vi chiedo di pazientare ancora qualche istante e di sforzarvi nel cogliere  tre concetti fondamentali che sto’ per esporre prima in via generale ed in seguito in dettaglio.

  1. La vostra perdita non è che apparente e apparente solo dal vostro punto di vista. Vorrei provare a condurvi ad un punto di vista diverso. La vostra sofferenza è causata da una grande illusione, dall’ignoranza delle leggi di natura; lasciate che vi guidi verso la via della conoscenza, esponendovi qualche verità molto semplice che in seguito potrete, se lo riterrete opportuno, studiare più approfonditamente.
  2. Non c’è affatto bisogno di provare né inquietudine né incertezza in ciò che concerne lo stato del vostro beneamato perché la vita che segue la morte non è più un mistero. Il mondo al di là della tomba è regolato dalle stesse leggi naturali del mondo visibile che noi conosciamo ed è stato esplorato e studiato con una precisione scientifica.
  3. Non dovete piangere perché la vostra tristezza fa’ male a colui che amate. Se riuscite ad aprire il vostro spirito alla verità voi non piangerete più.

Potrebbe sembrarvi che queste siano solo asserzioni ma lasciatemi domandarvi su quali basi fondate le vostre convinzioni attuali, qualunque esse siano. Le credete fondate su ciò che insegna la vostra Chiesa, o su ciò che è supposto essere l’insegnamento di qualche libro Sacro oppure, ancora meglio, condividete la conoscenza delle persone che vi stanno intorno, l’ opinione generalmente accettata dalla vostra epoca. Ma se cercate di sganciare il vostro spirito da tutte le idee preconcette, vedrete che anche queste opinioni si basano su asserzioni poiché le diverse Chiese hanno insegnamenti diversi e le parole dei libri santi possono essere e sono state interpretate in diversi modi. L’opinione corrente del vostro tempo non è basata su una conoscenza precisa; è una diceria pura e semplice. Ora, queste domande che ci toccano così da vicino e tanto intimamente, sono troppo importanti per basarsi su semplici supposizioni o su vaghe credenze: esse esigono la certezza che da’ l’esame scientifico e preciso dei fatti. Indagini e studi sono stati effettuati e sono proprio i loro risultati che ora desidero esporvi. Non vi chiedo di credermi ciecamente; espongo quello che, nella mia esperienza, so’ essere fatti e vi invito ad esaminarli.

Esaminiamo una ad una le tre affermazioni che vi ho appena sottoposto. Con l’intento di rendervi più chiaro il soggetto vi devo dare, sulla costituzione dell’uomo, maggiori dettagli che, normalmente, chi non ha fatto studi specifici su questo argomento non conosce.

Avete sentito vagamente dire che l’uomo possiede qualcosa di immortale che si denomina anima e si suppone che questa anima sopravviva alla morte del corpo fisico. Desidero portarvi a rigettare questa affermazione troppo vaga ed a comprendere che essa è ben inferiore alla realtà. Non dite: «Spero di avere un’anima» ma «Io so’ di essere un’anima» poiché questa è l’esatta verità: l’uomo è un’anima e possiede un corpo. Il corpo non è l’uomo stesso ma ne è solo il vestito. Ciò che definiamo morte non è altro che il cambiare un vestito usato e, per colui che muore, non è altro che l’atto di togliere il cappotto e non è la sua fine. Ne consegue, dunque, che non avete perso il vostro amico, avete perso solamente la visione del vestito con cui eravate abituati a vederlo. Il vestito è sparito ma l’uomo che lo portava continua la sua esistenza ed è proprio l’uomo, e non il suo vestito, che voi amate.

Prima di poter comprendere lo stato attuale di colui che amate occorre che voi vi rendiate conto del vostro. Cercate di convincervi dell’idea che voi siete un essere immortale – immortale perché d’essenza divina, scintilla della Fiamma di Dio stesso; che avete vissuto secoli innumerevoli prima di indossare questo vestito che chiamiamo corpo e che vivrete secoli innumerevoli dopo che questo corpo sarà andato in polvere. «Dio creò l’uomo per essere l’immagine della Sua stessa eternità». Ciò non è una ipotesi né una pietosa credenza: è un preciso fatto scientifico, suscettibile di prove come potrete apprendere dai libri che trattano di questo argomento se vorrete prendervi la pena di leggerli (una lista dei libri si trova alla fine di questa brossura). Ciò che siete stati abituati a considerare come la vostra vita, in realtà, altro non è che una sola giornata della vostra vera esistenza in quanto anima ed è lo stesso per il vostro beneamato: anch’egli non è morto ma si è solamente spogliato del suo corpo.

Tuttavia, non ne consegue che dobbiate immaginarlo come un soffio senza corpo, né come se fosse meno se stesso di come era prima. Così  come ha detto San Paolo, già da molto tempo, «c’è un corpo naturale e c’è un corpo spirituale». Si fraintendono queste parole perché si pensa a questi due corpi come succedentesi  l’uno all’altro senza rendersi conto che tutti noi possediamo già questi due corpi nel presente. Voi che state leggendo queste righe avete sia un corpo «naturale» o fisico, che potete vedere, sia un altro corpo interno che non vedete e che San Paolo ha definito corpo «spirituale». Quando abbandonate il vostro corpo fisico, conservate quest’altro corpo più sottile: vi trovate rivestiti del vostro «corpo spirituale». Se paragoniamo il corpo fisico ad un cappotto o ad un mantello possiamo altresì paragonare il corpo spirituale all’abito normalmente indossato dall’uomo sotto i suoi capi di vestiario più esterni.

Se questa idea vi è ora ben chiara, avanziamo ancora di un passo: non è solamente nel momento che definiamo morte che abbandonate il vostro vestito esteriore di materia densa; ogni notte, mentre siete addormentati, lo lasciate per un po’ di tempo e vagate per il mondo rivestiti del vostro corpo spirituale, invisibile al mondo di materia densa ma chiaramente visibili a coloro che, nello stesso momento, si trovano anch’essi rivestiti del loro corpo spirituale. Poiché ciascun corpo vede solo ciò che appartiene al suo proprio stato il vostro corpo fisico vede solo corpi fisici mentre il vostro corpo spirituale vede solo corpi spirituali. Nel momento in cui rimettete il vostro cappotto, nel momento cioè in cui rientrate nel vostro corpo denso e che vi risvegliate in questo mondo terrestre, talvolta avete qualche ricordo (normalmente considerevolmente deformato) di ciò che avete visto nel momento in cui eravate altrove ed in quel caso affermate di aver fatto un sogno molto realistico. Conseguentemente si può affermare che il sonno è una sorta di morte temporanea e la sola differenza consiste nel fatto che il vestito non è stato lasciato definitivamente ma può essere ripreso in ogni momento. Ne consegue quindi che, quando dormite, vi trovate nella medesima condizione in cui si trova il vostro beneamato ed è proprio questa condizione che ora cercherò  di spigarvi.

Per ciò che concerne la vita oltre la morte molte teorie sono state espresse e di queste, la maggior parte, furono basate su false interpretazioni delle antiche Scritture. Per un certo tempo, fu generalmente adottato in Europa, l’orribile dogma della dannazione eterna benché, nel nostro tempo sembri cadere in disuso. Questo dogma si basava su di una traduzione sbagliata di alcune parole attribuite al Cristo ed i monaci del medio evo ebbero grande cura nel mantenere questa credenza, spauracchio utile che doveva servire a portare il popolo ignorante ad agire correttamente per la paura dell’inferno. Nel progredire della civilizzazione del mondo, gli uomini cominciarono a comprendere come tale dogma fosse non solo blasfemo ma assurdo. Allo stesso modo i teologi moderni lo rimpiazzano con opinioni più ragionevoli ma, solitamente, queste opinioni sono molto lontane dalla semplicità dei fatti per come sono in realtà. Tutte le Chiese sono state portate a complicare le loro dottrine poiché avevano preso come punto di partenza il dogma assurdo e senza fondamento alcuno, di un Dio crudele e corrucciato che voleva nuocere al suo popolo. Esse hanno tratto questa triste dottrina dal Giudaismo primitivo, al posto di adottare l’insegnamento del Cristo che Dio è un Padre pieno d’amore.

Coloro che hanno compreso questa verità fondamentale che Dio è Amore e che il Suo universo è retto da leggi immutabili e sagge, hanno cominciato a rendersi conto che queste leggi dovevano esistere nell’aldilà esattamente come su questa terra. Ma ancora nel presente le credenze sono vaghe. Ci parlano di un cielo lontano, di un giorno del giudizio in un avvenire negato, ma ci dicono poche cose di ciò che riguarda il presente. Coloro che insegnano non sembrano possedere una  conoscenza personale delle condizioni di vita nell’aldilà. Essi non ci dicono ciò che sanno ma ciò che hanno sentito dire da altri. Come può questo esserci sufficiente?

La verità è che il tempo della fede cieca è passato; viviamo in un epoca di conoscenza scientifica e non sapremmo più accettare delle idee contrarie alla ragione ed al senso comune. Non vi è alcuna ragione di non impiegare i metodi scientifici per chiarire dei problemi un tempo completamente abbandonati alla religione; di fatto, questi metodi sono già stati applicati sia dalla Società Teosofica che dalla Società degli Studi Psichici e sono proprio i risultati di questi studi effettuati con spirito scientifico che ora desidero esporvi.

Noi siamo degli spiriti, ma viviamo in un mondo di materia – mondo che per altro non conosciamo se non in parte. Tutte le informazioni che noi raccogliamo su questo soggetto arriva con l’intermediazione dei nostri sensi ma questi sensi sono estremamente imperfetti. Così noi possiamo vedere i corpi solidi, abitualmente vediamo i liquidi, a meno che essi non siano di una limpidità perfetta, ma, nella maggior parte dei casi, i gas ci sono invisibili. Lo studio e le ricerche hanno dimostrato che esistono altri stati di materia più sottili ancora del gas più rarefatto, ma i nostri sensi fisici non li percepiscono e per conseguenza ci risulta impossibile ottenere qualsiasi informazione su di loro con dei mezzi fisici.

Ciò non di meno, possiamo metterci in contatto con questi stati di materia; possiamo studiarli ma questo ci è possibile solo per mezzo del «corpo spirituale» al quale abbiamo fatto riferimento poiché questo corpo possiede dei sensi esattamente come il corpo fisico. La maggior parte degli uomini non ha ancora imparato a servirsene nonostante sia una facoltà che può essere acquisita. Sappiamo che questa facoltà può esistere perché ciò è già stato compiuto da certi uomini e ci si riesce a patto di vedere bene le cose nascoste alla vista dell’uomo ordinario. Essi apprendono così che il nostro mondo è ben più meraviglioso di ciò che non avremmo mai potuto supporre; che, nonostante l’abbiamo abitato da migliaia di anni, la maggior parte degli uomini resta completamente ignorante sugli aspetti più elevati e più belli della sua vita. Il campo delle ricerche di cui parlo ha già dato dei risultati tanto stupendi quanto numerosi ed ogni giorno nuovi orizzonti si aprono al nostro sguardo. Tutti questi risultati sono contenuti nei libri teosofici ma, qui, ci occuperemo di una sola domanda per sapere cioè quali nuove informazioni questi studi ci forniscono sulla vita al di là di ciò che definiamo morte e sullo stato di coloro che gioiscono di questa esistenza.

La prima cosa che apprendiamo è che la morte non mette fine alla vita, come avevamo creduto per ignoranza, ma che è il passaggio da uno stato di vita ad un altro. Ho già detto come la morte sia comparabile al cambio di un vestito esterno, un cappotto, ma, in seguito, l’uomo si trova comunque vestito dei suoi abiti normali cioè del suo corpo spirituale. Quest’ultimo, essendo decisamente più sottile (ed è per questo che San Paolo lo definisce «spirituale»), è un corpo comunque, nonostante la materia che lo compone sia infinitamente più sottile di qualsivoglia materia generalmente conosciuta. Il corpo fisico serve allo spirito per comunicare nel mondo fisico. Se lo spirito non avesse tale corpo fisico, non potrebbe comunicare e nemmeno interagire con questo mondo. Ora, apprendiamo che il corpo spirituale serve essenzialmente allo stesso scopo; serve, cioè, come intermediario tra lo spirito ed il mondo più elevato, il mondo «spirituale». Non bisogna comunque credere che questo mondo sia qualcosa di vago, lontano ed inaccessibile: è solamente una regione superiore del mondo in cui noi viviamo attualmente. Non penso neppure per un attimo di negare che esistono altri mondi, ben più elevati e molto lontani; tutto ciò che affermo è che ciò che definiamo morte nulla ha a che vedere con quei mondi e che essa è il passaggio da una stato di esistenza ad un altro nello stesso mondo che noi conosciamo. Mi si può obiettare che l’uomo che subisce questo cambiamento ci diventa invisibile: ma se vi date la pena di riflettere, vi renderete conto che l’uomo vi è stato sempre invisibile poiché ciò che siete abituati a vedere non è che il corpo che egli abita. Ora egli abita una altro corpo, più sottile, che è al di là della nostra visione fisica, sebbene non sia affatto, in questo modo, irraggiungibile per voi.

Il primo punto che deve essere assolutamente compreso è che i «morti» non ci hanno affatto lasciati. Siamo stati educati in una mentalità complicata che fa’, di ogni decesso, un miracolo isolato e sorprendente in cui l’anima, dopo aver lasciato il corpo, sparisce in un cielo al di la delle stelle – senza dirci quale sia il mezzo meccanico impiegato per attraversare l’enorme spazio di cui si tratta. I processi della Natura sono meravigliosi, senza dubbio, e molto spesso a noi incomprensibili ma non sono mai contrari alla ragione ed al buon senso. Quando togliete il cappotto in anticamera non vi trovate di botto trasportati sulla cima di qualche montagna: rimanete esattamente nel punto preciso in cui eravate precedentemente benché la vostra apparenza esteriore sia potuta cambiare. Allo stesso modo, quando l’uomo lascia il suo corpo fisico, resta esattamente là dov’era precedentemente. Non lo vedete più, è vero, ciònondimeno questo non dipende dal fatto che lui sia partito ma dal fatto che il corpo di cui si è rivestito non è visibile ai nostri occhi fisici.

Saprete senza dubbio che i nostri occhi percepiscono un numero molto piccolo delle vibrazioni esistenti in natura e ne consegue che le sole sostanze che possiamo vedere sono quelle che riflettono le onde percepibili dai nostri occhi fisici. Ugualmente, la percezione del nostro «corpo spirituale» dipende dalla percezione di certe onde ma, queste ultime, sono di un genere del tutto diverso stando il fatto che si tratta di una materia ben più sottile. Se questi argomenti vi interessano li trovate trattati in dettaglio nei libri teosofici.

Per il momento, tutto ciò che ci importa comprendere è che, per mezzo dei mezzi fisici possiamo vedere ed entrare in contatto solamente con il mondo fisico mentre con i mezzi del corpo spirituale si può vedere ed entrare in rapporto con il mondo spirituale. Ricordatevi che non si tratta, in alcun senso, di un altro mondo ma, molto semplicemente, di una parte molto più sottile di questo stesso mondo. Esistono altri mondi, lo ripeto ancora, ma non è di questi di cui si tratta qui. L’essere che voi credete lontano è, in realtà, ancora vicino a voi. Quando siete uno vicino all’altro, voi nel vostro corpo fisico e lui nel suo corpo spirituale, voi non siete coscienti della sua presenza perché non lo potete vedere ma, quando lasciate il vostro corpo fisico durante il sonno, vi ritrovate riuniti a lui e pienamente coscienti della sua presenza, e la vostra unione è tanto completa quanto non lo è mai stata. Così, durante il sonno, siete felici vicino a colui che amate; è solo nelle ore di veglia che sentite la separazione.

Disgraziatamente, per la maggior parte di noi, non c’è soluzione di continuità tra la coscienza fisica e la coscienza del corpo spirituale; così, benché nella coscienza spirituale ricordiamo perfettamente di ciò che conosciamo nella nostra coscienza fisica, ci resta difficile di rapportare in questa coscienza fisica il ricordo di ciò che l’anima fa’ durante il sonno del corpo. Se questo ricordo fosse completo per noi la morte non esisterebbe più. Certe persone hanno già raggiunto questo stato di coscienza speciale e, a poco a poco, tutti ci si può arrivare poiché ciò fa’ parte dello sviluppo naturale delle facoltà dell’anima. Questo sviluppo è già cominciato in molte persone che riferiscono frammenti di ricordi al loro risveglio ma c’è la tendenza a considerarli solamente sogni  e, pertanto, senza valore – tendenze che si manifestano soprattutto in coloro che non hanno studiato il problema dei sogni e non ne comprendono ciò che essi sono in realtà.

Sebbene ci siano solo poche persone che possiedono la visione e la memoria integrale, ve ne sono molte che sono capaci di sentire la presenza dei loro beneamati nonostante non possano vederli e ce ne sono altri che, pur non riportando ricordi chiari, si svegliano con una sensazione di pace e di contentezza che sono il risultato ci ciò che hanno visto nel mondo spirituale.

Ricordate sempre che il nostro mondo fisico è inferiore a quest’altro mondo superiore e che l’inferiore, in questo caso, è incluso nel superiore. Nella coscienza spirituale voi ricordate tutto ciò che è successo nella coscienza fisica perché nel lasciare il corpo fisico durante il sonno, vi liberate d’un impedimento, dell’ostacolo, cioè, costituito dal corpo inferiore. Ma allorquando al risveglio ritornate alla vita inferiore, velate le vostre facoltà superiori e ne perdete la memoria. Ne consegue che se desiderate comunicare qualche notizia ad un amico deceduto, non dovete far altro che formularla molto chiaramente nel vostro spirito prima di addormentarvi, con la decisa volontà di parlargliene, e sarete sicuri di farlo appena avrete raggiunto il vostro amico. Potrebbe essere che desideriate chiedergli consiglio su qualche argomento, in questo caso, la soluzione di continuità tra le due forme di coscienza impedisce di riportarne una risposta chiara al risveglio. Ma, nonostante non possiate riportarne ricordi precisi, vi risveglierete spesso con una forte impressione di ciò che lui desidera o della sua decisione e potete, quasi sempre, fidarvi della veridicità di questa impressione. D’altra parte, è preferibile non abusare di queste consultazioni perché, se noi lo facessimo in ogni momento saremmo seccanti nel caricare i morti nel loro mondo superiore con degli affari che appartengo alla regione della vita dalla quale sono appena stati affrancati.

Questo ci porta a considerare l’esistenza che conducono coloro che chiamiamo morti. Questa esistenza è destinata a forme molto diverse ma si può dire che è quasi sempre più felice di quella terrestre così come l’esprime una antica Scrittura sacra: “le anime dei giusti sono nella mano di Dio, e là, nessun tormento le colpisce. Agli occhi degli ignoranti sembrano morti e la loro partenza è considerata come una disgrazia; si crede che essi ci lascino per andare verso l’annichilazione ma essi sono in pace”. Occorre che ci affranchiamo da teorie obsolete: l’uomo che muore non sale d’un balzo in un cielo impossibile, egli non cade in un inferno più impossibile ancora. In realtà, non c’è inferno nell’orribile antica accezione di questa parola e non esiste, da nessuna parte, altro inferno di quello che l’uomo si è creato da se stesso. Cercate di capire ben chiaramente che la morte non produce alcun cambiamento nell’uomo; egli non diventa all’improvviso un grande santo o un angelo, egli non si trova bruscamente in possesso di tutta la saggezza dei secoli; l’indomani della sua morte, egli è esattamente lo stesso uomo che era il giorno prima, con le stesse emozioni, lo stesso carattere e lo stesso sviluppo intellettuale. La sola differenza è che egli ha perso il corpo fisico.

Sforzatevi di rendervi perfettamente conto di cosa questo voglia dire. Questo implica la soppressione assoluta di tutta la possibilità di dolore o di fatica; l’affrancamento da tutti i doveri fastidiosi; la libertà completa di fare (per la prima volta nella sua vita, senza dubbio) ciò che a lui piace. Nella sua vita fisica, l’uomo è sottomesso senza tregua a delle costrizioni; a meno che non appartenga ad una piccola minoranza che possiede una sua fortuna, è costretto ad un lavoro incessante per guadagnare del denaro, – questo denaro è indispensabile per procurare il nutrimento, i vestiti e un riparo a se stesso e a coloro che dipendono da lui. In rari casi, come quello dell’artista e del musicista, il lavoro è una gioia per la maggioranza, è una forma di lavoro che non avrebbe scelto se non fosse stata imposta da una imperiosa necessità.

Nel mondo spirituale, il denaro non è necessario, né il nutrimento, né il riparo, poiché tutti i suoi abitanti possono godere del suo splendore e della sua bellezza senza aver bisogno di pensare al prezzo né al denaro. Nel suo corpo spirituale, l’uomo può muoversi a suo piacimento attraverso la materia sottile: se ama i bei paesaggi, la foresta , il mare, la montagna, egli può visitare a volontà i più bei posti della terra; se ama l’arte può passare il suo tempo nella contemplazione dei capolavori di tutti i più grandi artisti; se è musicista, può passare da una all’altra delle migliori orchestre del mondo o trascorrere il suo tempo nell’ascoltare i più celebri esecutori.

Ciò che sulla terra può essere stata la sua speciale inclinazione – la sua mania, possiamo dire – ora è assolutamente libero di consacrarcisi completamente e di svilupparla il più possibile, a condizione che, tuttavia, questo suo piacere appartenga al campo dell’intelletto o delle emozioni elevate e che per soddisfarlo non sia necessario possedere un corpo fisico. Vediamo così che un uomo ragionevole, sensato e di buona vita è infinitamente più felice dopo la morte di quanto non lo fosse prima, poiché ha tutto il piacere voluto non solo per godere, ma anche per fare progressi realmente soddisfacenti in ciò che lo interessa maggiormente.

Non c’è quindi chi sia disgraziato in quel mondo là? Assolutamente sì, perché questa vita è la conseguenza logica della vita terrestre e l’uomo resta in totale relazione a ciò che era prima di lasciare il suo corpo fisico. Se, sulla terra i suoi piaceri erano bassi e grossolani, si troverà nell’impossibilità di soddisfare i suoi desideri. Un ubriaco soffrirà di una sete inestinguibile, poiché egli non possiede più un corpo attraverso il quale egli possa estinguere la sete; il goloso sarà privato dei piaceri della tavola; l’avaro non troverà più oro da accumulare. Colui che, durante la vita terrena, avrà ceduto a passioni indegne, si sentirà rodere dalle loro sollecitazioni. L’uomo sensuale continuerà a provare desideri che non possono essere saziati, il geloso soffrirà i tormenti della gelosia, tanto più crudeli poiché gli è ormai impossibile intervenire nelle azioni dell’oggetto della sua gelosia. Di ciò essi soffrono incontestabilmente – ma questo solo quando le passioni e gli appetiti furono grossolani e materiali. E così, anch’essi, hanno ancora il loro avvenire interamente nelle loro mani. Sarà loro sufficiente dominare queste passioni per essere subito affrancati dalla sofferenza prodotta per questi vani desideri. Ricordatevi bene che non esiste il castigo: esiste il risultato naturale dovuto ad una causa di un certo ordine; ne consegue che basta eliminare la causa e l’effetto cessa – non sempre sul campo ma appena la forza della causa si esaurisce.

Ci sono molte persone che, pur non avendo dovuto soccombere a questi vizi, hanno comunque vissuto una vita puramente mondana, se non senza altri interessi se non “il mondo” e le sue convinzioni, senza preoccuparsi d’altro se non dei loro divertimenti. Costoro non avranno patimenti nel mondo spirituale ma spesso si annoieranno e troveranno il tempo molto lungo. Essi possono riunirsi con altri esseri della loro categoria comunque questo li distrarrà poco, normalmente, poiché non c’è più l’interesse di mettersi in ghingheri, di ricevere, ecc.; e le persone di un tipo superiore che saranno più interessanti e che essi vorranno raggiungere, si trovano, in generale occupati altrove ed anche un po’ inaccessibili. Ma ogni uomo che possieda qualche interesse intellettuale e artistico si troverà infinitamente più felice fuori dal corpo fisico che dentro al corpo; e occorre ricordare che nel mondo spirituale  è sempre possibile per l’uomo sviluppare un tale interesse, se egli possiede la saggezza del desiderio di farlo.

I temperamenti artistici e gli intellettuali sono infinitamente felici in questa nuova vita; più felici ancora sono, io credo, coloro che sulla terra ebbero come principale interesse e la più grande felicità d’aiutare, di assistere e di soccorrere i lori simili. Poiché nel mondo spirituale non ci sono più né povertà, né fame, né sete, né freddo, ci sono dei dolori da consolare, degli ignoranti da istruire. A causa del fatto che in Occidente si è così tanto e del tutto ignoranti su ciò che concerne l’aldilà troviamo nel mondo spirituale un gran numero di persone che hanno bisogno di essere istruiti e messi al corrente sulle possibilità offerte dalla loro nuova vita; e colui che sa di più può diffondere attorno a lui, di là come di qua,  la speranza e l’incoraggiamento. Ma ricordate sempre che qui e là sono solo delle parole, l’impiego delle quali è dovuto solo alla nostra cecità: il mondo spirituale è sempre qui, ci circonda in ogni momento e non bisogna mai raffigurarcelo come staccato o di difficile accesso.

I morti ci vedono? potreste chiedere; sentono quello che noi diciamo? Senza alcun dubbio, ci vedono, nel senso che sono sempre coscienti della nostra presenza, che sanno se noi siamo felici o tristi; ma essi non capiscono le parole che diciamo e non sono coscienti fino in fondo delle nostre azioni fisiche. Un momento di riflessione ci mostrerà i limiti di ciò che essi possono vedere. Essi abitano quello che noi abbiamo chiamato il “corpo spirituale” – un corpo che esiste anche in noi e che, in ciò che concerne l’apparenza, è un doppio esatto del corpo fisico; ma durante le nostre ore di veglia è esclusivamente nel corpo fisico che la nostra coscienza è centrata. Abbiamo già detto che solo la materia fisica è percepita dal corpo fisico, allo stesso modo il corpo spirituale percepisce solo la materia sottile del mondo spirituale. Conseguentemente, tutto ciò gli scomparsi possono vedere di noi è il nostro corpo spirituale, e questo , lo riconoscono senza alcuna difficoltà. Durante il sonno, la nostra coscienza si serve di questo corpo, ed è proprio in quel momento, per ciò che concerne i defunti, che noi siamo svegli. Ma quando noi trasferiamo la nostra coscienza nel corpo fisico per risvegliarci alla vita terrestre, ai defunti sembra che noi dormiamo; giacché, ammesso che egli continui a guardarci, non gli diamo più attenzione  e non siamo più nello stato di comunicare con lui. Allorquando un amico vivente si para dinnanzi a noi, siamo perfettamente coscienti della sua presenza, ma non possiamo , in quel momento, comunicare con lui. Dunque questo è esattamente ciò che, agli occhi dei morti, succede durante le nostre ore di veglia. Normalmente non possiamo, in stato di veglia, ricordarci di ciò che abbiamo visto durante il nostro sonno e,  per questo, abbiamo l’illusione di aver perduto i nostri morti; ma loro non hanno mai l’illusione di averci persi poiché  possono averci tutto il tempo. Per essi la sola differenza consiste nel fatto che noi siamo con loro durante la notte terrestre e lontani durante il giorno; mentre durante la loro vita sulla terra è stato esattamente il contrario.

Dunque, questo corpo che, seguendo san Paolo, noi abbiamo definito con il nome di “corpo spirituale” (e che è più comunemente chiamato “corpo astrale”) serve specificatamente da veicolo per i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Sono quindi i nostri sentimenti e le nostre emozioni che appaiono più nettamente agli occhi dei morti. Se noi siamo gioiosi, se ne accorgono subito, senza tuttavia conoscere necessariamente la ragione di questa gioia; se la tristezza si impadronisce di noi, essi se ne rendono conto subito e la condividono, anche se  non sanno perché siamo tristi. Tutto questo, ben inteso durante le nostre ore di veglia; quando siamo addormentati essi comunicano con noi così liberamente come lo facevano un tempo sulla terra. Qui, nella vita fisica, possiamo dissimulare i nostri sentimenti ma,  in questo mondo superiore, questo è impossibile, perché essi si manifestano automaticamente con un cambiamento visibile. Un gran numero dei nostri pensieri sono strettamente legati ai nostri sentimenti, la maggior parte dei quali sono chiaramente percepibili in quel mondo-là; ma tutti i pensieri di ordine astratto sono ancora invisibili.

Direte che tutto ciò assomiglia molto poco al cielo ed assomiglia all’inferno di cui ci hanno parlato nella nostra infanzia; tuttavia è questa la realtà che si trovava nascosta sotto quei miti. In verità l’inferno non esiste anche se si capisce che, l’egoista e l’uomo sensuale, si preparano uno stato che gli assomiglia vagamente.  Ma, questo stato,  non è eterno e dura solo il tempo necessario affinché i loro desideri non vengano ripuliti; essi possono in ogni momento mettergli fine se sono molto forti e molto saggi nel dominare tali aspirazioni terrestri  per elevarsi interiormente al di sopra di esse. E’ questa la verità che si trova alla base della dottrina Cattolico Romana che concerne il purgatorio: è questa l’idea che, dopo la morte, il male che si trova nell’uomo debba essere in qualche modo bruciato con un certo grado di sofferenza, prima ch’egli si possa trovare nello stato di poter gioire della felicità del cielo.

C’è un secondo piano, più alto, della vita dopo la morte che corrisponde molto bene ad una concezione ragionevole del cielo. Questo secondo piano più elevato, viene raggiunto allorquando tutti i desideri inferiori ed egoistici sono completamente spariti; allora l’uomo passa ad uno stato di intensa estasi religiosa o d’intensa attività intellettuale di ordine superiore, in base alla natura ed alla direzione in cui egli ha orientato i suoi sforzi durante la sua vita terrestre. E’ per lui un periodo di grande felicità, di comprensione infinitamente più vasta, un periodo nel quale si  riavvicina alla verità. Questa gioia è la sorte che spetta a tutti e non solo di coloro che furono particolarmente devoti.

Non bisogna assolutamente considerare questo stato come una ricompensa ma, ancora una volta, come il risultato inevitabile del carattere sviluppato durante la vita terrestre. Se l’uomo non è egoista, se possiede una grande cultura artistica o intellettuale, il risultato di un tale sviluppo sarà questa felicità di cui abbiamo parlato. Occorre ricordarsi che questi sono stadi successivi di una stessa vita ed ugualmente che, come il comportamento di un uomo in gioventù crea, in grande parte, le condizioni della sua vita matura e della sua vecchiaia così la condotta di un uomo durante la sua vita terrestre determina la condizione in cui sarà in questi stati postumi. Ora vi domanderete: questo stato di felicità è eterno? No, perché così come ho detto è il risultato della vita terrestre ed una causa finita non può mai produrre un risultato infinito, eterno.

La vita dell’uomo è infinitamente più lunga e più vasta di quanto voi non possiate supporre. La Scintilla scaturita da Dio deve tornare a Dio e noi siamo ancora ben lontani dall’aver raggiunto questa completezza di Divinità. Tutta la vita evolve; l’evoluzione è la legge Divina, e lentamente, sicuramente, l’uomo evolve e cresce all’unisono con tutte le cose. Ciò che comunemente consideriamo la vita di un uomo, in realtà, non e che una giornata della sua vera vita che è ben più lunga. Durante la vita terrestre l’uomo si alza ogni mattina, si veste e và al suo lavoro; dopo, quando scende la notte, si sveste e si riposa per rialzarsi nuovamente l’indomani e riprendere il suo lavoro da dove l’aveva lasciato. Nello stesso modo, quando l’uomo nasce alla vita fisica, si riveste di un corpo fisico, poi, quando il tempo del suo lavoro è terminato, si spoglia di questo vestito in quella che chiamiamo «la morte» e passa allo stato più riposante che ho descritto; finito questo tempo di riposo egli riprende nuovamente il vestito d’un corpo e comincia una nuova giornata della vita fisica, riprendendo la sua evoluzione dal punto esatto in cui l’aveva lasciata. E questa lunga vita che è la sua dura fino al momento in cui raggiunge la divinità poiché questo è lo scopo segnato per lui dal Creatore. Potrebbe essere che tutto ciò sia una novità per voi e, conseguentemente, vi possa apparire lontano ed assurdo. Comunque, tutto ciò che ho detto, è stato esaminato e messo alla prova e può essere provato e se desiderate approfondire questo argomento, occorre che studiate i libri in cui se ne parla perché in un libretto corto com’è questo che parla di un argomento particolare, posso solo enunciare i fatti senza addentrarmi nella trattazione delle prove.

Vi domanderete se i defunti possano essere addolorati per tutto ciò che hanno lasciato dietro di essi. Ciò capita per forza e questa inquietudine è causa di ritardo nel loro progresso perciò dobbiamo, per quanto ci è possibile, evitare di fornirgliene l’occasione. L’uomo deceduto dovrebbe trovarsi  completamente libero da tutte le preoccupazioni concernenti la vita che hanno appena lasciato per poter entrare pienamente nella nuova vita in cui sono appena entrati. Bisogna quindi che tutti coloro che in precedenza si sono appoggiati su di lui, si facciano forza ed imparino a pensare ed a vivere poggiandosi su se stessi poiché, nel continuare a dipendere mentalmente da lui, non faranno altro che rafforzare i legami con un mondo dal quale, per il momento, si è staccato. E’ particolarmente una buona azione prendersi cura dei bambini che rimangono orfani:  si fà così del bene non solo ai bambini ma anche ai parenti deceduti liberandoli d’un gran cruccio e, grazie a questo, li si aiuta a seguire la via ascendente che si apre dinanzi ad essi.

Se il defunto, durante la sua vita terrena, ha avuto fede in certe credenze religiose, tanto blasfeme quanto errate, talvolta è terrorizzato per il suo destino futuro. Nel mondo spirituale, molto fortunatamente, ci sono molti uomini che hanno assunta come propria la missione di cercare coloro che soffrono di una simile illusione e di aiutarli spiegando loro le cose per come sono realmente. Non ci sono solo uomini deceduti che fanno questo lavoro ma, tra gli uomini che sono vivi sulla terra, c’è né un gran numero che, ogni notte durante il sonno del loro corpo fisico, consacrano il loro tempo al servizio dei morti sforzandosi di liberarli dalla paura e dalla sofferenza spiegando loro la verità delle cose in tutta la sua bellezza. Tutta la sofferenza nasce dall’ignoranza: dissolta l’ignoranza sparisce la sofferenza.

Uno dei casi di perdita apparente più doloroso avviene quando un bambino lascia il mondo fisico ed i suoi cari vedono il vuoto da lui lasciato nella loro casa non sentendo più i versetti della voce amata. Qual è la sorte dei bambini in questo mondo spirituale così nuovo ed estraneo? Di tutti i suoi abitanti, sono proprio loro ed essere i più felici, e sono ancora loro che si sentono più immediatamente e completamente a loro agio. Ricordatevi che loro non perdono i loro genitori, i fratelli, le sorelle, i compagni che amano; la sola differenza è che loro li hanno con loro durante quella che noi chiamiamo notte al posto di averli di giorno; così che essi non hanno nessun sentimento di separazione o di perdita. Durante le nostre giornate terrene loro non sono mai soli perché, nell’aldilà come sulla terra, i bambini si riuniscono e si divertono insieme in Campi Elisi pieni di delizie. Sappiamo bene come sulla terra i bambini si divertano a «fare finta che», ad impersonare quello o questo eroe o personaggio, ad interpretare il ruolo principale in ogni sorta di avventura fantastica e meravigliosa. Nella materia sottile di questo mondo spirituale, i pensieri assumono una forza visibile e il bambino, che s’immagina essere un certo eroe, prende momentaneamente le sembianze del suo personaggio. Se sogna di un palazzo incantato, il suo pensiero può costruire questo palazzo. Se desidera di comandare un esercito, questo esercito compare all’istante al suo sguardo. Così, tra i defunti, i bambini sono sempre pieni di gioia, a volte anche di una felicità esuberante e debordante.

Ed anche i bambini che hanno un temperamento diverso, quelli i cui pensieri girano piuttosto intorno agli argomenti religiosi, non mancheranno di trovare ciò che essi desiderano perché gli angeli ed i santi delle leggende di un tempo esistono realmente, non sono solo finzioni pietose e coloro che hanno bisogno di essi, coloro che credono nella loro esistenza, coloro che sono inevitabilmente attratti da loro li trovano più teneri e radiosi di quanto avrebbero potuto immaginare nella loro immaginazione. Ci sono altri bambini che vogliono vedere Dio in Persona, Dio in forma materiale; anch’essi non verranno delusi in quanto ci sono istruttori di una dolcezza e tenerezza infinite che insegneranno loro che tutte le forme esistenti sono forme di Dio poiché Dio è in ogni cosa e coloro che si sforzano di servire e di aiutare la più piccola delle Sue creature stanno, in effetti, servendo ed aiutando Lui stesso. I bambini amano rendersi utili, amano aiutare e consolare; una vasta possibilità di questo genere di attività s’offre a loro nell’aldilà tra gli ignoranti. E mentre essi si muovono in questi radiosi spazi, compiono il loro ministero di compassione e d’amore, essi imparano la veridicità delle gloriose parole di un tempo: «tutto ciò che farete al più umile dei miei fratelli l’avrete fatto a Me». E gli infanti, coloro che sono ancora troppo piccoli per divertirsi? Non abbiate timore per loro poiché più di una madre, nell’aldilà, è pronta a stringerli al proprio cuore, ad accoglierli e ad amarli come se fossero i loro propri figli. Solitamente questi neonati riposano poco tempo nel mondo spirituale, per ritornare in seguito sulla terra, sovente con lo stesso padre e la stessa madre. I monaci del Medio Evo inventarono una leggenda estremamente crudele nel pretendere che un bambino, morendo senza battesimo, fosse perduto per sempre per coloro che l’amavano. Il battesimo è un sacramento reale che ha una sua utilità ciononostante nessuno dovrebbe mancare di spirito scientifico al punto di affermare che la mancanza di una formalità esteriore, come esso è, possa modificare l’azione immutabile delle leggi Divine e neppure dipingere come un tiranno Dio che è amore assoluto.

Fino ad ora abbiamo parlato solamente della possibilità di parlare con i morti elevandosi al loro livello durante il sonno fisico, che, per altro, è la via normale e naturale. C’è anche, ben inteso, il metodo anormale dello Spiritismo, tramite il quale i morti, per un attimo, riprendono l’ombra della materia densa ritornando così visibile ai nostri occhi fisici. Gli studiosi di Occultismo non raccomandano affatto questa pratica poiché, se da una parte fa’ molto spesso ritardare i morti nella loro evoluzione, d’altra parte anche perché, questo metodo, è poco sicuro presentando, anche per coloro che lo fanno, moltissimi rischi di inganno e di delusione. Questo argomento è troppo vasto per poter essere inserito in questo libretto ma l’ho trattato in dettaglio in un libro intitolato ‘La morte e gli stadi che la seguono’. In questo libro si trovano molti esempi in cui i morti tornano spontaneamente al mondo inferiore e si manifestano in diverse forme, generalmente perché essi vogliono che noi facciamo qualcosa per loro. In tutti questi casi la cosa migliore è sforzarci di scoprire, il più in fretta possibile, quale sia la cosa che essi desiderano e, se possibile, farla al fine di rendere loro il riposo dell’anima.

Se avete compreso ciò che ho detto fin qui ora comprendete che, per quanto ci sia naturale essere addolorati alla morte dei nostri parenti, questo dolore è un errore ed un male e che dobbiamo dominarlo. Non dobbiamo piangerli perché sono passati ad una vita più grande e felice. Se ci rattristiamo su di una separazione immaginaria, piangiamo principalmente su una cosa illusoria giacché, in verità, essi non sono separati da noi; in secondo luogo agiamo da egoisti perché pensiamo maggiormente a ciò che in apparenza abbiamo perduto che al grande miglioramento che loro, in realtà, hanno raggiunto. Dobbiamo sforzarci di rifiutare il nostro egoismo: il vero amore non ne ha. Dobbiamo pensare a loro e non a noi stessi, non a ciò che noi desideriamo, a ciò che noi rimpiangiamo ma solo a cosa sia meglio per loro e a cosa sia meglio per il loro progresso.

Se piangiamo, se siamo cupi  e depressi, emana da noi come una pesante nuvola che a loro oscura il cielo.

L’affetto stesso che provano per noi, e che permette loro si comprendere le nostre emozioni, li rende succubi di questa influenza nefasta. Questa potenza che ci viene dal loro affetto per noi, anziché per ostacolarli, possiamo impiegarla per aiutarli: basta che decidiamo di volerlo. Ma per farlo occorrono coraggio ed abnegazione. Occorre dimenticare noi stessi grazie alla nostra volontà di aiutare il più possibile i nostri morti tanto amati. Ogni nostro pensiero ed ogni nostra emozione li influenzano: occorre, così, che rimaniamo vigili affinché in noi non ci sia alcun pensiero ristretto, alcuno che non posso aiutare, elevare e purificare. Dobbiamo essere il più calmi possibile poiché siccome è probabile che essi siano inquieti per noi, dobbiamo rassicurarli e provare loro che non devono avere assolutamente di questi dubbi verso di noi. Se durante la vita fisica non hanno avuto insegnamenti dettagliati e precisi sulla vita dopo la morte, sforziamoci di apprenderli noi stessi dettagliatamente per poterglieli trasmettere nelle nostre chiacchierate notturne. Poiché i nostri sentimenti e le nostre emozioni si riflettono in loro sorvegliamo affinché questi pensieri e questi sentimenti siano sempre incoraggianti  e costantemente di natura elevata. «Conoscendo queste cose, siete molto felici se le mettete in pratica».

Cercate di comprendere l’unità del tutto: non vi è che un Dio e tutti sono in Lui. Se riusciamo a penetrare nell’unità di questo Eterno Amore, non ci sarà più, per noi, alcuna tristezza. Poiché comprenderemo, non solo per noi stessi ma anche per coloro che amiamo, che, vivi o morti, siamo nel Signore; che «in Lui noi viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza», sia in questo mondo che in quello a venire. L’atteggiamento del lutto è un atteggiamento di non fede, un atteggiamento di ignoranza. Più sapremo più diventeremo fiduciosi perché sentiremo con certezza assoluta che, sia noi che i nostri morti, siamo nelle mani della Potenza e delle Saggezza perfette, governate dal Perfetto Amore.

pubblicato on-line con il benestare della Società Teosofica Italiana

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